La richiesta di parte d’intervento della Polizia Tributaria nei giudizi di separazione e divorzio

La legge impone alle parti “di presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi…” (1 dicembre 1970, n. 898, all’art. 5, 9° comma), le quali vengono ad assumere rilevanza probatoria. Oltre le dichiarazioni dei redditi, le parti possono documentare in modo ampio la propria situazione patrimoniale, fornendo al giudicante tutte le informazioni di carattere economico necessarie al giudizio. Le indagini a mezzo Polizia Tributaria vengono disposte a discrezione degli organi giudicanti, quando le dichiarazioni dei redditi e le informazioni fornite non sono sufficientemente documentate o sono poco corrispondenti alla realtà, quando sussiste una significativa differenza tra le risultanze dei documenti prodotti e quanto emerge da altre acquisizioni processuali. Altrimenti, la richiesta d’intervento della Polizia Tributaria, fatta unicamente sulla base di una presunta e non dimostrata inattendibilità delle dichiarazioni dei redditi, risulta essere meramente esplorativa. “La L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 9, non impone al Tribunale in via diretta e automatica di disporre indagini avvalendosi della polizia tributaria ogni volta in cui sia contestato un reddito indicato e documentato, ma rimette allo stesso la valutazione di detta esigenza, in forza del principio generale dettato dall’art. 187 c.p.c., che affida al giudice la facoltà di ammettere i mezzi di prova proposti dalle parti e ordinare gli altri che può disporre d’ufficio, previa valutazione della loro rilevanza e concludenza (Cass. 7435/2002).” (Cassazione civile sez. I, 04/04/2019, n.9535). Infatti, devono essere fornite le ragioni di tale contestazione, senza limitarsi a generiche affermazioni, anche in virtù dei principi codicistici sull’onere della prova. Per concludere, al tribunale non è imposto dalla legge di disporre automaticamente le indagini della Polizia Tributaria ogni volta in cui una parte lo richieda, ma rimette la decisione  di avvalersene allo stesso tribunale. Esso è un potere discrezionale del giudice cui è riservata la facoltà di ammettere i mezzi di prova proposti dalle parti, ritenuti rilevanti.

 

Avv. Jacopo Pistorello

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