I regimi patrimoniali del matrimonio

Il regime patrimoniale tipico della famiglia e oggi quello che prevede la comunione dei beni, che i coniugi amministrano congiuntamente con l’esclusione dei “beni personali“ di ciascuno di essi. I coniugi, tuttavia, possono sempre scegliere un regime patrimoniale diverso da quello della comunione.Questo loro desiderio può essere attuato in due modi:
-con la scelta della separazione dei beni, che deve essere manifestata con una dichiarazione davanti a chi celebra il matrimonio, sia quello civile e quello religioso con effetti civili;
-con la stipula, anche dopo il matrimonio, di una convenzione matrimoniale, che deve essere fatta per atto pubblico, cioè davanti a un notaio, altrimenti nulla.
In questa convenzione, che è un accordo tra i coniugi, essi dichiareranno come intendono comportarsi circa loro patrimonio e la sua destinazione, meglio se consigliate nella stesura della convenzione da un professionista come un legale. Infatti dice la legge all’art. 161 cod.civ. “gli sposi non possono pattuire in modo generico che loro rapporti patrimoniali siano in tutto o in parte regolati da leggi alle quali non sono sottoposti o dagli usi, ma devono enunciare in modo concreto il contenuto dei patti con i quali intendono regolare questi loro rapporti”.
Le convenzioni matrimoniali, che rappresentano dunque la scelta di un regime patrimoniale, possono essere fatte o anche modificate in ogni momento, prima o dopo il matrimonio. Nel caso però si decida di passare da regime di comunione a quello di separazione, la divisione del patrimonio comune va fatta in parti uguali tra i coniugi, indipendentemente dal tipo di accordo che si farà per il futuro. Le convenzioni devono essere annotate, a margine dell’atto di matrimonio, con la data, il nome delle parti contraenti e del notaio che assistito alla stesura la firma di esse.  
 
La comunione legale dei beni.
Fanno parte della comunione:
– gli acquisti fatti dei coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio;
– i frutti dei beni propri di ciascun coniuge, come affitti di casa dividendi di azioni, percepiti durante il matrimonio, ma non spesi al momento dello scioglimento della comunione;
– i redditi prodotti dei due coniugi con la loro attività lavorativa e che non sono stati spesi; 
– le aziende gestite da entrambi i coniugi e nate dopo il matrimonio.
È importante notare, come la comunione dei beni in realtà viene in evidenza solo quando si scioglie. In questo momento si può stabilire a quanto ammonta il patrimonio comune e di conseguenza dividerlo: si parla, infatti, di comunione di quel che resta (comunione dei residuo). In pratica durante il matrimonio ciascuno dei coniugi può spendere come vuole i soldi che guadagna, ovviamente dopo aver provveduto alle esigenze della famiglia, perché solo in occasione di un eventuale separazione quanto è rimasto va diviso a metà tra i coniugi. 
 
I beni personali di ciascun coniuge. 
Non entrano a far parte della comunione e rimangono sempre beni personali di ciascuno: 
A) i beni di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio oppure su cui aveva un diritto reale di godimento, come usufrutto, uso, superficie e servitù; 
B) i beni pervenuti al coniuge dopo il matrimonio in seguito a una successione o a una donazione, se nell’atto con cui vengono lasciati (testamento o atto di liberalità) non è specificato che devono entrare a far parte della comunione; 
C) i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge e i loro accessori; 
D) i beni che servono all’esercizio della professione di un coniuge, a eccezione di quelli che servono per far andare avanti l’azienda, quando questa fa parte della comunione;
E) i beni ottenuti come risarcimento di un danno subito; 
F) i beni acquistati con il ricavato della vendita dei beni personali di cui sopra o con loro scambio, purché ciò risulti specificato nell’atto di acquisto e a questo atto sia stato presente anche l’altro coniuge:è quindi necessario, ricordarsi di fare inserire nel rogito dal notaio la provenienza del denaro con cui si acquista il bene se si vuole che questo rimanga personale e non cade in comunione.  

 

Avv. Gigliola Guerreri

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